Artico, la nuova sfida globale
28 Mar 2025 - Russia
Putin rilancia la sovranità russa nel Grande Nord, Trump punta alla Groenlandia, la NATO si espande e l’Italia guarda a una distensione strategica con Mosca per non restare ai margini della competizione artica.

Il ritorno dell’Artico come frontiera geopolitica
Negli ultimi anni, l’Artico è tornato al centro della competizione tra le grandi potenze mondiali. Lo scioglimento dei ghiacci, l’accesso a risorse naturali finora inesplorate e l’apertura di nuove rotte marittime stanno ridefinendo il ruolo strategico della regione polare. Russia, Stati Uniti, Cina e le principali potenze NATO si stanno contendendo influenza, sicurezza e sviluppo economico nel Grande Nord.
Putin rivendica la legittimità dell’interesse russo
Durante il Forum Artico Internazionale di Murmansk, Vladimir Putin ha ribadito con forza la posizione della Russia: nessuna minaccia, ma ferma tutela dei propri interessi. Il presidente russo ha dichiarato che Mosca osserverà con attenzione ogni sviluppo, incrementando la propria capacità di risposta. La linea è quella di una presenza robusta e difensiva, rivolta alla stabilità regionale, ma pronta a reagire a eventuali provocazioni.
Trump e la Groenlandia: una strategia a lungo termine
Non meno significativa è la posizione degli Stati Uniti, rappresentata emblematicamente dalle intenzioni di Donald Trump di voler annettere la Groenlandia. Se in passato tali dichiarazioni furono liquidate come provocazioni, oggi persino Putin riconosce che si tratta di piani “seri” con “radici storiche”. La Groenlandia rappresenta un nodo strategico per la proiezione militare americana nell’Atlantico settentrionale e un corridoio naturale per il controllo delle rotte artiche.
Una questione bilaterale, ma dagli effetti globali
Putin ha precisato che la Groenlandia non è affare russo: coinvolge due stati sovrani, Stati Uniti e Danimarca. Tuttavia, il Cremlino osserva con attenzione gli sviluppi in corso, consapevole che ogni mossa americana nella regione ha ricadute globali, in particolare sull’equilibrio artico e sugli interessi delle altre potenze coinvolte.
La NATO estende il proprio raggio d’azione al Circolo Polare
Le maggiori preoccupazioni di Mosca sono rivolte alla NATO, la cui attività nell’Artico è in netta espansione. L’adesione di Finlandia e Svezia all’Alleanza Atlantica ha modificato la geografia strategica della regione, estendendo la presenza NATO fino alle porte della Russia artica. Secondo Putin, l’Alleanza considera ormai l’Artico una base logistica e militare per un possibile confronto.
La risposta militare russa: infrastrutture e deterrenza
In risposta, la Russia ha potenziato la propria infrastruttura militare nel Grande Nord: basi riattivate, radar ad alta latitudine, flotta di rompighiaccio (anche nucleari) e rafforzamento della Flotta del Nord. Mosca intende garantire il controllo della Rotta del Mare del Nord, una via commerciale fondamentale che si sta aprendo grazie al cambiamento climatico. Si profila una competizione militare a bassa intensità, ma ad alto valore strategico.
Rotte e risorse: la nuova corsa all’Artico
L’interesse per l’Artico non è solo militare. La regione custodisce enormi giacimenti di gas naturale, petrolio, terre rare e altre risorse strategiche. Inoltre, le nuove rotte marittime riducono drasticamente le distanze tra Asia, Europa e Nord America. Chi controlla l’Artico controlla il commercio del XXI secolo. Non a caso, anche la Cina – pur non essendo una nazione artica – ha espresso un forte interesse, definendosi “quasi-artica”.
La Russia rilancia la Rotta del Mare del Nord
Putin ha rilanciato lo sviluppo della Northern Sea Route come priorità nazionale. Gli investimenti russi puntano a renderla operativa tutto l’anno, grazie anche alla flotta rompighiaccio e allo sviluppo delle infrastrutture logistiche. La strategia di Mosca è quella di trasformare la rotta in una via commerciale alternativa alle rotte tradizionali, più controllabili da Washington e i suoi alleati.
Collaborazione condizionata: Mosca apre, ma detta le regole
Nonostante le tensioni, Putin ha lanciato un segnale distensivo: la Russia è pronta a collaborare con Paesi amici in progetti logistici e infrastrutturali nell’Artico. L’apertura include anche eventuali joint venture con partner occidentali, ma a condizione che siano rispettati la sovranità nazionale e gli interessi strategici russi. Una cooperazione sì, ma da pari a pari, senza imposizioni né doppi standard.
L’interesse italiano: tornare a una distensione con Mosca
Nel contesto di una competizione artica sempre più serrata, l’Italia – pur non essendo una nazione artica – ha tutto l’interesse a promuovere una linea di distensione e dialogo con la Federazione Russa. Roma, storicamente legata a buoni rapporti bilaterali con Mosca, potrebbe ritagliarsi un ruolo di ponte tra Europa e Russia anche nell’ambito delle nuove rotte artiche e dei progetti infrastrutturali nel Grande Nord.
Negli anni passati, diverse realtà industriali italiane hanno dimostrato competenze e capacità operative nel settore dell’energia e della logistica in ambienti estremi. ENI, in particolare, ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo del giacimento artico di gas di Yamal, attraverso la partecipazione al progetto Arctic LNG 2, in partnership con il colosso russo Novatek. Allo stesso modo, aziende italiane della cantieristica, della componentistica navale e della progettazione portuale hanno partecipato a fiere e consorzi internazionali per infrastrutture polari, e l’expertise tricolore nel settore dei rompighiaccio e delle tecnologie criogeniche è riconosciuta a livello mondiale.
Un ritorno alla cooperazione scientifica, tecnologica e industriale – oggi interrotta dalle dinamiche sanzionatorie imposte dall’establishment progressista occidentale – costituirebbe una scelta strategica per rilanciare l’interesse nazionale italiano. Il coinvolgimento in progetti artici, sia sul fronte energetico sia su quello marittimo-logistico, permetterebbe all’Italia di consolidare una posizione autonoma, pragmatica e coerente con la propria vocazione euro-mediterranea, evitando di essere marginalizzata in uno snodo decisivo del commercio e della sicurezza globale nei decenni a venire.
L’Artico come barometro della geopolitica globale
L’Artico si sta trasformando in un nuovo baricentro della geopolitica mondiale. Le tensioni tra Russia, NATO e Stati Uniti – e il coinvolgimento sempre più marcato di attori come la Cina – mostrano come la regione polare non sia più un margine periferico, ma un perno centrale degli equilibri del XXI secolo. In questo scenario, la Groenlandia e la Northern Sea Route non sono dettagli secondari, ma simboli concreti della nuova sfida tra imperi globali.