Casa Bianca, giornalista nella chat segreta sui raid contro gli Houthi: bufera su Waltz
25 Mar 2025 - USA
Jeffrey Goldberg, direttore di The Atlantic, incluso per errore in una chat ultra-riservata con JD Vance e Pete Hegseth: rivelati i piani USA contro gli Houthi. Trump si smarca, ma nella Casa Bianca volano stracci.

Il caso Goldberg: l’establishment infiltra (per sbaglio?) i piani riservati di sicurezza nazionale
Washington. Un errore clamoroso mette a nudo le fragilità dell’apparato di sicurezza statunitense: Jeffrey Goldberg, direttore del magazine progressista The Atlantic — storicamente ostile al presidente Trump e all’area sovranista — è stato inserito per errore in una chat segreta dove si discutevano i dettagli operativi dell’attacco USA del 15 marzo contro i ribelli Houthi in Yemen. A compiere l’incredibile svista è stato Mike Waltz, consigliere per la Sicurezza Nazionale ed ex neocon convertito di recente alla linea “America First”.
Nella chat erano presenti figure chiave dell’amministrazione: il vicepresidente JD Vance, il segretario alla Difesa Pete Hegseth e altri membri dello staff del presidente. Il gruppo utilizzava l’app di messaggistica Signal per coordinare in modo informale (e non classificato) l’azione militare in Medio Oriente.
I dettagli del raid rivelati in anticipo
Goldberg, contattato inizialmente da Waltz via Signal, è stato aggiunto due giorni dopo al gruppo denominato “Houthi PC small group”. Da lì, ha potuto leggere in tempo reale discussioni dettagliate su orari, obiettivi, armamenti e strategie del raid, rivelando tutto in un articolo pubblicato poi su The Atlantic.
Un’esposizione gravissima, che non solo mette in discussione la solidità delle procedure interne alla Casa Bianca, ma offre all’establishment mediatico progressista accesso diretto a operazioni militari coperte dal massimo riserbo.
JD Vance rompe il silenzio e solleva dubbi sull’operazione
Secondo quanto riportato da Goldberg stesso, il vicepresidente JD Vance ha espresso apertamente dubbi sulla scelta di procedere con l’attacco in quel preciso momento:
“Non sono sicuro che il presidente Trump sia pienamente consapevole di quanto questa operazione sia incoerente con il suo messaggio di prudenza e di equilibrio verso l’Europa”.
Vance ha anche espresso preoccupazione per un possibile aumento del prezzo del petrolio e suggerito un rinvio dell’operazione:
“Ci sarebbero buoni motivi per rimandare almeno di un mese, ma sono disposto a tenermi per me questa preoccupazione se voi siete d’accordo”.
Critiche all’Europa e dissenso tra i fedelissimi di Trump
Nella conversazione emergono anche dichiarazioni pesanti sull’atteggiamento dell’Unione Europea:
“Odio tirare fuori l’Europa dai guai un’altra volta”, ha scritto Vance, con il segretario alla Difesa Pete Hegseth che ha risposto: “Condivido pienamente. È patetico”.
Un malcontento che riflette una crescente insofferenza all’interno dell’amministrazione per il ruolo passivo e dipendente che l’Europa continua a ricoprire, nonostante le promesse di “autonomia strategica”.
Trump si smarca e difende Waltz, ma l’aria è pesante
Quando interrogato dai giornalisti nella Roosevelt Room, Donald Trump ha chiarito:
“Non ne so nulla. Per me The Atlantic è una rivista che sta chiudendo. Se il raid è stato un successo, direi che non può essere stato molto efficace come fuga di notizie”.
Tuttavia, fonti interne riportate da Politico parlano di una vera e propria bufera alla Casa Bianca. Alcuni consiglieri starebbero spingendo per le dimissioni di Waltz, ritenuto “irresponsabile” per aver gestito informazioni sensibili tramite una chat non protetta, e per non aver controllato a chi stesse scrivendo.
Secondo quanto riportato:
“Metà dello staff pensa che Waltz non sopravviverà a questo incidente. Non si può avere un consigliere per la sicurezza nazionale che agisce in modo così superficiale”.
Dietro l’errore, vecchie simpatie neocon?
L’errore di Waltz — che ai tempi dell’amministrazione Bush fu consigliere per l’antiterrorismo del vicepresidente Dick Cheney — ha riacceso i sospetti tra gli ortodossi di America First. In molti si chiedono perché Waltz avesse il numero personale di Goldberg, e se questo non sia il segnale che l’ex deputato della Florida non abbia mai realmente reciso i legami con il mondo neoconservatore anti-Trump.
Un dettaglio che rischia di infiammare ulteriormente le divisioni interne all’amministrazione, proprio mentre Trump — saldo nei sondaggi e attento a non alimentare nuove tensioni globali — cerca di mantenere il controllo su una politica estera che non rinneghi la sua linea di disimpegno dalle guerre infinite e dalla tutela dell’Europa ingrata.