Groenlandia, missione Usha Vance: Trump accelera sull’Artico
25 Mar 2025 - USA
La moglie del vicepresidente JD Vance e il consigliere Waltz in visita sull’isola artica. Washington rassicura, ma Trump punta alla sovranità: “In un modo o nell’altro sarà nostra”.

Trump guarda a Nord: la missione in Groenlandia tra diplomazia culturale e visione strategica
“Veniamo in amicizia”. Così Donald Trump ha definito l’arrivo imminente in Groenlandia di una delegazione americana guidata da Usha Vance, moglie del vicepresidente JD Vance, e dal consigliere per la sicurezza nazionale Mike Waltz. Parole che, pronunciate nel contesto di una riunione di gabinetto alla Casa Bianca, chiariscono la postura dell’amministrazione repubblicana: dialogo e cooperazione, sì, ma senza arretrare di un passo nella difesa dell’interesse strategico americano.
Una visita simbolica che nasconde una visione più ampia
La signora Vance sarà presente all’importante gara nazionale di slitte trainate da cani, occasione scelta per esaltare “la cultura e l’unità della Groenlandia”. Ma sarebbe ingenuo fermarsi all’aspetto folklorico. La composizione stessa della delegazione – che include anche il consigliere per la sicurezza nazionale – dimostra che siamo di fronte a una visita dal forte significato geopolitico. Non è un mistero che Trump consideri la Groenlandia una pedina chiave nella partita artica, sia per la sua posizione strategica che per le risorse naturali potenzialmente disponibili.
Il nervosismo danese e le accuse di “interferenza”
Come prevedibile, le reazioni non si sono fatte attendere. Il ministro degli Esteri danese Lars Lokke Rasmussen ha bollato la missione americana come “inappropriata”, evocando un presunto appetito americano “fuori luogo”. Ma le vere frizioni emergono a Nuuk, dove il premier uscente Mute B. Egede ha definito l’iniziativa “altamente aggressiva”, mentre il nuovo leader Jens-Frederik Nielsen, uscito vincitore dalle recenti elezioni, ha parlato apertamente di “mancanza di rispetto verso il popolo groenlandese”.
Curiosamente, le stesse autorità che denunciano “interferenze” sembrano ignorare il fatto che gran parte dell’iniziativa è stata chiesta proprio da funzionari locali, secondo quanto dichiarato dal presidente Trump. Ma si sa: quando gli Stati Uniti muovono nella giusta direzione, il progressismo europeo si affretta a gridare allo scandalo.
Il ruolo crescente della second lady
In questa fase, Usha Vance si sta rivelando una risorsa preziosa per l’amministrazione. Con uno stile pacato, ma determinato, ha saputo dare un volto umano e credibile alla nuova diplomazia americana. Eppure, dietro le parole distensive della signora Vance, si intuisce una strategia chiara: rendere la presenza americana in Groenlandia una realtà quotidiana, familiare, persino desiderabile.
Nel suo videomessaggio ha parlato di “reciproco rispetto e cooperazione” e ha espresso il desiderio di vedere questa relazione “diventare più forte nei prossimi anni”. Non serve leggere tra le righe per capire che gli Stati Uniti non intendono più osservare passivamente l’Artico, lasciandolo in balia di interessi danesi e, peggio, cinesi.
Make Greenland Great Again?
Non è la prima volta che i Trump guardano alla Groenlandia. A gennaio, Donald Trump Jr aveva già visitato l’isola per una puntata del suo podcast, lanciando un messaggio inequivocabile: “La Groenlandia è un posto incredibile. Il suo popolo avrà vantaggi enormi se, e quando, diventerà parte della nostra nazione. La proteggeremo da ogni minaccia del mondo. Make Greenland Great Again”.
Parole che possono sembrare provocatorie, ma che trovano eco in una parte crescente della popolazione groenlandese. Lo dimostrano i risultati sorprendenti del partito Naleraq alle ultime elezioni: secondo grazie soprattutto alla popolarità dell’influencer Qupanuk Olsen, vicina alle posizioni americane. Per lei, “l’attenzione di Trump alla Groenlandia accelera di cento volte il percorso verso l’indipendenza”.
Un cambio di paradigma per l’Artico
Mentre l’establishment progressista europeo continua a vivere nel mito del controllo post-coloniale sul Nord Atlantico, Trump – con lucidità e coraggio – ha capito che l’Artico è il nuovo centro di gravità geopolitica. E la Groenlandia, oggi formalmente parte del Regno di Danimarca, è destinata a essere contesa.
Il messaggio è chiaro: con o senza il benestare di Copenaghen, Washington vuole costruire una relazione strategica con Nuuk. E se questo percorso passerà anche da una forma di annessione, sarà la volontà del popolo groenlandese a determinare il futuro. Gli Stati Uniti non impongono, ma propongono. Ed è proprio questo – l’approccio della forza tranquilla – che rende la visione trumpiana vincente.