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Il mito del Manifesto di Ventotene: un’utopia mai letta fino in fondo

20 Mar 2025 - Approfondimenti Politici

Svelata la verità nascosta dietro il Manifesto di Ventotene: un progetto elitarista e rivoluzionario che mirava a un’Europa socialista e antidemocratica, ben diversa dall’ideale propagandato oggi.

Il mito del Manifesto di Ventotene: un’utopia mai letta fino in fondo

Di fronte alla retorica dominante sul Manifesto di Ventotene, chiunque si permetta una lettura critica rischia di passare per eretico. Celebrato come il testo fondativo dell’ideale europeista, il documento scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941 viene spesso citato con entusiasmo, ma raramente letto con attenzione. Un’analisi più approfondita, invece, rivela come esso delinei un’Europa unita concepita in chiave socialista e rivoluzionaria, con tendenze dichiaratamente antidemocratiche.

L’Europa secondo Ventotene: un progetto socialista e rivoluzionario

Il Manifesto di Ventotene nasce in un periodo drammatico: la Seconda guerra mondiale è in corso, il fascismo e il nazismo sembrano ancora padroni dell’Europa, e un gruppo di antifascisti confinati sull’isola di Ventotene sogna un’Europa futura. Il testo parte dalla giusta consapevolezza che gli Stati nazionali, lasciati a loro stessi, sono propensi alla guerra e al conflitto. Tuttavia, la soluzione proposta dagli autori non è la costruzione di un’Europa unita fondata sulla democrazia rappresentativa e sul pluralismo politico, bensì la creazione di un super-stato europeo guidato da unélite rivoluzionaria.

Spinelli e Rossi identificano come ostacolo principale alla nuova Europa non solo il nazifascismo, ma anche il liberalismo, accusato di aver permesso la degenerazione dello Stato nazionale. Secondo il manifesto, l’unione europea non deve nascere da una federazione tra Stati democratici, ma da una netta rottura con l’ordine politico esistente. L’idea centrale è che la rivoluzione debba imporre il nuovo assetto, abbattendo gli Stati nazionali senza passare per la volontà popolare.

Nel testo, infatti, si legge chiaramente che:

“La rivoluzione europea dovrà essere socialista, dovrà cioè proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la realizzazione di condizioni più umane di vita per le classi oppresse.”

Il che significa che l’Europa futura immaginata dagli autori non è una semplice unione di Stati, ma un’entità sovranazionale a forte impronta socialista, in cui l’economia viene controllata dallo Stato e le libertà economiche individuali sono fortemente ridimensionate.

Ernesto Galli della Loggia e Giuliano Amato: una lettura critica

Tra coloro che hanno messo in discussione il Manifesto di Ventotene in modo lucido e documentato ci sono due studiosi di primo piano: lo storico Ernesto Galli della Loggia e il giurista Giuliano Amato. Nel saggio *Ventotene: il Manifesto tradito*, pubblicato nel volume *L’Europa tra disincanto e speranza* (Il Mulino, 2017), i due autori analizzano le contraddizioni del documento e le sue implicazioni antidemocratiche.

Galli della Loggia sottolinea come il manifesto presenti una visione elitaria della politica:

“Non si prevede alcun passaggio democratico per la creazione della federazione europea, ma piuttosto un atto di forza rivoluzionario. Il popolo non è protagonista, ma oggetto della trasformazione.”

In effetti, leggendo il testo originale, si nota come Spinelli e Rossi considerino la volontà popolare un ostacolo alla costruzione della nuova Europa. Non si fa cenno a un referendum o a una consultazione popolare: il cambiamento deve avvenire dall’alto, attraverso l’azione di un’avanguardia rivoluzionaria.

Giuliano Amato, a sua volta, evidenzia un altro aspetto problematico:

“L’idea di Stato che emerge dal Manifesto di Ventotene non è quella di una federazione liberale, ma di un’organizzazione centralizzata in cui la sovranità si sposta dagli Stati nazionali a una nuova entità, senza alcuna garanzia di equilibrio democratico.”

Questo punto è fondamentale. L’Europa di Ventotene non è un progetto di integrazione tra Stati sovrani, ma una costruzione ex novo che elimina gli Stati stessi. In un certo senso, si tratta di una concezione autoritaria della politica, perché esclude il pluralismo e affida tutto il potere a una nuova élite.

L’Europa reale e il tradimento del Manifesto

Curiosamente, gli stessi che celebrano il Manifesto di Ventotene non si rendono conto che l’Unione Europea odierna è ben diversa dal progetto originale. L’attuale UE non ha abolito gli Stati nazionali, non ha instaurato un’economia socialista e non ha realizzato una rivoluzione. Il Manifesto di Ventotene è rimasto un’utopia irrealizzata, e forse è stato un bene.

Oggi, chi si richiama a Ventotene lo fa spesso in modo superficiale, dimenticando le sue parti più problematiche. Si ignora, ad esempio, che Spinelli e Rossi consideravano il parlamentarismo un ostacolo, mentre oggi l’UE è un sistema burocratico in cui le istituzioni non elettive hanno un enorme potere decisionale.

Se davvero si vuole costruire un’Europa più forte e più democratica, sarebbe il caso di smettere di mitizzare un testo che, alla prova dei fatti, conteneva idee pericolose per la democrazia. Forse, invece di seguire il Manifesto di Ventotene, sarebbe il momento di scrivere un nuovo manifesto: uno che metta al centro la volontà popolare, il pluralismo e la libertà economica, senza derive rivoluzionarie e senza illusioni elitarie.

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