492 Visualizzazioni

Ipocrisia “Democratica”: Come Obama e Biden hanno portato il mondo alla guerra

29 Mar 2025 - Approfondimenti Politici

Dietro la maschera pacifista dei Democratici si nasconde la strategia che ha armato Kiev, provocato Mosca e riportato la guerra in Europa. Trump ora corre ai ripari, rilanciando la sovranità industriale e puntando alla Groenlandia per il controllo delle risorse.

Ipocrisia “Democratica”: Come Obama e Biden hanno portato il mondo alla guerra

Obama, Biden e l’illusione pacifista che ha acceso il fuoco globale

Per anni, l’establishment progressista ha imposto la narrazione secondo cui gli Stati Uniti, sotto la guida di leader come Barack Obama e Joe Biden, avrebbero guidato il mondo verso una nuova era di cooperazione e disarmo. Obama veniva perfino insignito del Nobel per la Pace, mentre Biden si presentava come il nonno rassicurante della democrazia liberale. Eppure, la realtà che ci troviamo a vivere oggi smentisce ogni parola: guerre, destabilizzazione e centinaia di migliaia di morti sono il risultato concreto di quelle politiche.

Il sostegno irresponsabile al regime di Kiev dopo il colpo di Stato del 2014, voluto e sostenuto apertamente da Washington, ha fatto esplodere la situazione in Ucraina. È stato proprio il partito Democratico americano a insistere sulla necessità di far entrare l’Ucraina nella NATO, un’umiliazione geopolitica inaccettabile per Mosca. Il risultato? Una guerra devastante nel cuore dell’Europa.

Se la Russia avesse fatto lo stesso con Cuba o il Messico?

Questa è la domanda che nessuno in Occidente osa porsi. Cosa avrebbero fatto gli Stati Uniti se la Russia avesse armato il Messico o piazzato missili in Texas? La risposta è semplice: lo hanno già fatto nel 1962, quando il tentativo d’installazione di missili sovietici a Cuba portò il mondo sull’orlo della guerra nucleare. La crisi dei missili di Cuba resta uno degli eventi più drammatici della Guerra Fredda e ci ricorda una verità fondamentale: nessuna grande potenza accetta che i propri confini vengano militarizzati da un blocco rivale.

Ma oggi l’Occidente finge di non saperlo, e anzi dipinge come “aggressiva” la legittima reazione russa a un’espansione NATO che si è mossa in modo provocatorio e spregiudicato, spingendo il mondo verso un confronto diretto.

Il regime di Kiev: una creatura dell’Occidente

Dopo il 2014, l’Ucraina è stata trasformata dagli Stati Uniti e dai loro alleati in una testa di ponte militare. Il governo post-Maidan ha perseguitato le minoranze russofone, abolito diritti linguistici e adottato simboli e milizie apertamente neonazionaliste. Ma per Washington andava tutto bene, perché serviva un avamposto per colpire la Russia.

Il sostegno incondizionato al presidente Zelensky – diventato una mascotte dei media liberal – ha significato invii continui di armi, fondi e intelligence. Una strategia che ha portato il conflitto a un livello di distruzione totale, con l’Europa trasformata in campo di battaglia mentre gli Stati Uniti, a migliaia di chilometri, dettano le regole del gioco.

Trump torna al potere: ora bisogna disfare il disastro democratico

Oggi Donald Trump è tornato alla guida degli Stati Uniti e si trova di fronte a un compito immenso: porre rimedio a un mondo che i Democratici hanno portato sull’orlo del collasso. L’America, in particolare, è in difficoltà: anni di delocalizzazione selvaggia hanno reso il Paese industrialmente vulnerabile e impreparato a un’eventuale guerra lunga. La potenza manifatturiera che vinse la Seconda guerra mondiale oggi è dipendente dalla Cina per componenti essenziali, come microchip e materiali critici.

Per questo, Trump sta spingendo fortemente per la rilocalizzazione delle filiere strategiche, dal comparto bellico fino all’estrazione di materie prime rare. Il suo obiettivo è chiaro: ricostruire l’autonomia produttiva americana e porre fine alla dipendenza da potenze ostili.

Groenlandia: non solo ghiacci, ma risorse e geopolitica

In questo contesto si inserisce anche il rinnovato interesse per la Groenlandia. Recentemente, diverse fonti confermano che l’amministrazione Trump starebbe valutando seriamente l’annessione dell’isola, oggi territorio autonomo danese ma cruciale per gli equilibri artici. Già nel 2019 Trump aveva lanciato l’idea, allora derisa dai media mainstream, ma che oggi si rivela straordinariamente lungimirante.

La Groenlandia non è solo una roccia ghiacciata: è una delle riserve più ricche al mondo di terre rare, fondamentali per la tecnologia militare e digitale, oltre ad avere una posizione strategica per il controllo delle rotte artiche e dei lanci missilistici a lungo raggio. Non è un caso che anche Cina e Russia abbiano cercato di mettere piede lì. Ma con Trump di nuovo alla Casa Bianca, la visione è chiara: l’Artico deve tornare sotto l’influenza americana.

Basta con l’ideologia: è il momento della sovranità

Il ritorno di Trump può rappresentare la fine della stagione dell’ipocrisia liberal: quella che si presentava come paladina della pace, ma ha disseminato guerra e instabilità in tutto il mondo. Oggi è il momento di mettere al centro gli interessi reali delle nazioni, di uscire dalla logica dei blocchi ideologici e delle guerre per procura. È il momento di riconoscere che il mondo multipolare non è una minaccia, ma un dato di fatto. E va gestito con forza, realismo e sovranità.

Solo una leadership forte e pragmatica, come quella di Donald Trump, potrà rimettere ordine in un mondo che l’establishment progressista ha fatto a pezzi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tag: , , , , , ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per rimanere aggiornato/a iscriviti al nostro canale whatsapp, clicca qui: