La Russia non crede ai media occidentali: “Non ci sono virgolettati completi”
31 Mar 2025 - Russia
Mosca minimizza l’irritazione di Trump e resta aperta al dialogo, senza dare peso ai virgolettati amplificati dalla stampa liberal. L’apparato mediatico, però, continua a sabotare ogni spiraglio di pace.

Trump “arrabbiato” con Putin, ma Mosca mantiene la porta aperta: la macchina mediatica occidentale torna a sabotare la pace
Donald Trump ha dichiarato di essere “molto arrabbiato” con Vladimir Putin. Un’affermazione che, sebbene reale, è stata subito sfruttata dai media liberal americani per alimentare la narrazione di uno scontro insanabile tra Washington e Mosca, nel tentativo di soffocare sul nascere qualsiasi spiraglio di dialogo tra due potenze che potrebbero invece porre fine al conflitto in Ucraina. Ma da Mosca il tono resta calmo e disponibile: “Putin è aperto al dialogo con Trump”, fanno sapere dal Cremlino, minimizzando le polemiche e sottolineando la volontà di cooperare, nonostante le solite forzature mediatiche d’Oltreoceano.
Una “rabbia” strumentalizzata
La frase di Trump, pronunciata durante un’intervista alla NBC, è stata immediatamente amplificata dai media dell’establishment progressista, i quali sembrano più interessati a costruire una frattura tra il presidente americano e il Cremlino, che a raccontare la complessità delle dinamiche diplomatiche in corso. Il motivo del disappunto di Trump? Le recenti dichiarazioni di Putin sulla legittimità del presidente ucraino Zelensky e l’ipotesi di un ruolo dell’ONU per facilitare i negoziati. Una posizione che, più che offendere, evidenzia il pragmatismo russo di fronte alla stagnazione diplomatica attuale.
Mosca risponde con pragmatismo
Il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha reagito con toni pacati alle parole di Trump, sottolineando che se un incontro o un colloquio si renderà necessario, sarà organizzato “rapidamente”. Peskov ha inoltre messo in discussione l’accuratezza con cui sono state riportate le dichiarazioni del presidente americano: “Non ci sono virgolettati completi”, ha osservato, lasciando intendere che quanto trasmesso dai media americani potrebbe essere stato distorto ad arte.
La TV russa evita lo scontro: scelta diplomatica o censura?
Mentre in Occidente ci si affretta a dipingere la relazione Trump-Putin come deteriorata, in Russia l’approccio è stato diverso. La rete Rossiya 1 ha trasmesso ampi stralci dell’intervista, ma ha scelto di non includere la frase sulla “rabbia” verso Putin, concentrandosi invece sulla determinazione di Trump a candidarsi per un nuovo mandato. Una scelta che alcuni leggono come “censura”, ma che può essere letta anche come gesto distensivo per non alimentare ulteriori tensioni in un momento delicato per la diplomazia internazionale.
Trump non rinuncia alla pace
Nonostante le pressioni e le strumentalizzazioni mediatiche, Trump ha ribadito che è in programma una nuova telefonata con Putin entro la settimana. Il suo obiettivo resta chiaro: porre fine a una guerra che l’establishment progressista sembra voler prolungare all’infinito, con pretesti ideologici e tattiche dilatorie. Le minacce di Trump di imporre dazi pesanti — fino al 50% — sul petrolio russo ai Paesi che ostacolano la pace, sono un segnale forte: gli Stati Uniti, con lui al comando, non resteranno più ostaggio degli interessi bellici dell’élite globalista.
Conclusione: Trump cerca la pace, i media cercano lo scontro
Ancora una volta, Donald Trump si muove da statista pragmatico, pronto a usare il bastone dei dazi ma sempre con la carota del dialogo in mano. Il suo obiettivo è chiaro: fermare l’inutile emorragia del conflitto ucraino e riportare la stabilità in Europa, senza inginocchiarsi ai diktat dell’establishment progressista occidentale, che continua invece a temere ogni apertura verso Mosca come una minaccia all’ordine costruito a proprio uso e consumo. In questo contesto, la “rabbia” di Trump non è altro che una dimostrazione della sua determinazione, non contro Putin, ma contro l’inerzia di chi ha interesse a mantenere lo status quo. Ed è proprio questa determinazione, unita alla possibilità di una nuova telefonata tra i due leader, che potrebbe aprire finalmente uno spiraglio per la pace. A patto che i professionisti della guerra travestiti da giornalisti imparino, almeno una volta, a tacere.