Le Pen condannata: la giustizia francese decapita la democrazia
31 Mar 2025 - Europa
Condannata a 4 anni e 5 di ineleggibilità: Marine Le Pen esclusa dalle presidenziali del 2027. Un altro caso di opposizione eliminata per via giudiziaria, come in Romania. E l'Europa che accusa Erdogan ora copia i suoi metodi.

Le Pen condannata e resa ineleggibile: la Francia si comporta come la Turchia che finge di criticare
Marine Le Pen, storica figura del Rassemblement National e unica reale sfidante del blocco centrista in vista delle presidenziali del 2027, è stata condannata dal tribunale di Parigi a quattro anni di carcere (di cui due con braccialetto elettronico), a una multa di 100mila euro e a cinque anni di ineleggibilità con effetto immediato. L’accusa: aver utilizzato fondi europei per retribuire assistenti che lavoravano per il partito. Il danno contestato ammonta a 474.000 euro.
Esclusione politica mascherata da legalità
A colpire non è solo il merito del procedimento, quanto la tempistica e l’effetto politico: a poco più di due anni dalle elezioni presidenziali, Le Pen viene messa fuori gioco da una sentenza che agisce come una scure sull’opposizione sovranista. Nessuna sospensione cautelare dell’ineleggibilità, nessuna attesa dell’esito dell’appello. La condanna è immediata, definitiva nei suoi effetti elettorali, e mira chiaramente a spegnere un’alternativa ormai troppo vicina al potere.
Ipocrisie europee: lezioni a Erdogan, ma metodi simili
L’Europa ha appena levato il dito contro la Turchia per l’arresto di Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul e figura simbolo dell’opposizione a Erdogan. Ma che credibilità può avere chi condanna certe pratiche, se poi a casa propria usa gli stessi strumenti per eliminare i candidati non allineati al sistema? Cambia il linguaggio, non la sostanza. In Francia come in Romania – dove Cristian Terheș (Georgescu) è stato escluso dalla corsa presidenziale – la giustizia si piega al potere per garantire la continuità dell’establishment.
Bardella, Salvini, Orban: “Giustizia usata come arma”
Jordan Bardella ha parlato senza mezzi termini: “È la democrazia francese ad essere stata condannata”. Matteo Salvini ha denunciato una “dichiarazione di guerra da parte di Bruxelles”, mentre Viktor Orbán e ambienti sovranisti europei sottolineano il carattere politico dell’operazione. A fronte di una Le Pen che parlava di pacificazione e dialogo nazionale, il sistema ha risposto con una sanzione esemplare, che sa tanto di vendetta preventiva.
Una deriva che indebolisce la democrazia
La vicenda Le Pen segna un precedente grave: si afferma il principio secondo cui la giustizia può impedire al popolo di scegliere liberamente i propri rappresentanti, ogni volta che la minaccia elettorale diventa concreta. È il volto nuovo dell’autoritarismo progressista: non più repressione plateale, ma esclusione silenziosa, sotto l’apparenza della legalità. E così, mentre si stigmatizzano i regimi, si adottano gli stessi strumenti, con l’aggravante dell’ipocrisia.