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Meloni contro le toghe: “Vogliono governare? Si candidino” (Video)

31 Gen 2025 - Italia

Alla conferenza La Ripartenza, la Premier denuncia l’ingerenza della magistratura nella politica e attacca il procuratore Lo Voi: “Due pesi e due misure sui voli di Stato”.

Meloni contro le toghe: “Vogliono governare? Si candidino” (Video)

Giorgia Meloni non arretra e, nel suo intervento in collegamento video a “La Ripartenza”, l’evento condotto dal giornalista Nicola Porro e seguito da un pubblico attento al futuro dell’Italia, ha affrontato di petto una questione cruciale: il ruolo della magistratura nella politica italiana. Con tono fermo e gesti decisi, la Presidente del Consiglio ha denunciato l’ingerenza di alcuni giudici nelle scelte del governo, mettendo in evidenza una dinamica che, da anni, mina il principio della separazione dei poteri.

L’affondo contro la magistratura politicizzata

Il punto centrale del suo discorso è stato chiaro: una parte della magistratura non si limita ad applicare la legge, ma tenta di indirizzare la politica nazionale, scegliendo su quali temi intervenire e quali decisioni contrastare.

“Ci sono alcuni giudici, fortunatamente pochi, che vogliono decidere la politica industriale e quella ambientale, la politica dell’immigrazione, vogliono decidere se e come riformare la giustizia, per cosa possiamo spendere e per cosa no”, ha dichiarato Meloni, evidenziando il rischio che un potere non eletto possa influenzare in modo indebito l’azione di governo.

Ma la Premier ha anche sottolineato una grande differenza tra la responsabilità politica e quella giudiziaria: “Se io sbaglio, gli italiani mi mandano a casa. Se sbagliano loro, nessuno può fare o dire niente. Nessun potere al mondo, in uno Stato democratico, funziona così”.

Il caso Almasri: la strategia di delegittimazione

Al centro delle polemiche c’è l’iscrizione della Presidente del Consiglio e di alcuni membri del suo esecutivo nel registro degli indagati per il caso Osama Almasri, il comandante libico accusato di crimini contro l’umanità, rimpatriato su un volo di Stato italiano dopo essere stato arrestato a Torino. La procura di Roma ha aperto un’indagine per peculato e favoreggiamento, coinvolgendo, oltre a Meloni, anche il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Sottosegretario Alfredo Mantovano.

Un atto dovuto? No, secondo la Premier: “L’atto era chiaramente voluto. Tutti sanno che le procure hanno la loro discrezionalità e lo dimostrano le numerosissime denunce fatte dai cittadini nel periodo del Covid. All’epoca nessun esponente del governo fu iscritto nel registro degli indagati. Oggi, invece, succede perché ci sono magistrati politicizzati che cercano di colpire chi non è schierato con loro”.

Meloni ha poi spiegato come questa vicenda stia danneggiando non solo lei, ma l’immagine dell’Italia: “In questo scenario mi ritrovo sulla prima pagina del Financial Times con la notizia che sono indagata. Se in Italia i cittadini capiscono perfettamente cosa sta accadendo, all’estero non è la stessa cosa”.

Il caso Lo Voi: voli di Stato e costi

Le parole della Premier hanno trovato il sostegno compatto della maggioranza. Fratelli d’Italia ha reagito con forza, attaccando il procuratore Francesco Lo Voi, il magistrato che ha firmato l’avviso di garanzia contro il governo.

Il motivo? Un precedente che lascia spazio a molte riflessioni: Lo Voi aveva utilizzato voli di Stato per motivi personali, una pratica di cui oggi accusa la Presidente Meloni e i suoi ministri. Secondo quanto riportato da fonti governative, Lo Voi avrebbe usufruito di voli di Stato tra Roma e Palermo per questioni di sicurezza, con un costo medio tra i 5.000 e i 10.000 euro a tratta, a seconda del mezzo utilizzato.

L’episodio aveva già sollevato polemiche in passato, ma era stato giustificato con la necessità di garantire protezione a un magistrato impegnato nella lotta alla criminalità. Tuttavia, oggi, quello stesso magistrato accusa il governo di peculato per aver organizzato il rimpatrio di un pericoloso criminale ricercato per crimini di guerra.

Un’accusa che suona come una contraddizione, e che ha spinto la maggioranza a chiedere maggiore chiarezza: “Ci vuole una bella faccia tosta”, ha dichiarato Augusta Montaruli, “quando si tratta di voli per se stessi sono sempre necessari, ma se il governo organizza un rimpatrio diventano peculato”.

La risposta della maggioranza: “Un attacco strumentale”

Anche il Consiglio Superiore della Magistratura è stato chiamato in causa: i consiglieri di centrodestra hanno chiesto che venga fatta chiarezza sulle scelte della procura, sottolineando come l’inchiesta aperta nei confronti del governo potrebbe violare il Codice di procedura penale.

Il monito della Premier: “La politica deve essere giudicata dagli elettori”

Meloni ha chiuso il suo intervento con una provocazione netta: “Se alcuni giudici vogliono governare, si candidino alle elezioni. L’unica cosa che non si può fare è che loro governano e io vado alle elezioni. Non accetterebbe nessuno”.

Un messaggio chiaro: la magistratura deve rispettare il proprio ruolo e non interferire con le scelte politiche di un governo democraticamente eletto.

Cos’è “La Ripartenza” e perché è importante

L’evento “La Ripartenza”, condotto da Nicola Porro, è uno degli appuntamenti più seguiti dal mondo dell’impresa e della politica italiana. Nato con l’intento di dare voce a un’Italia che vuole crescere senza le zavorre di burocrazia e ideologia, rappresenta un momento di confronto tra economisti, esperti di settore e rappresentanti istituzionali.

L’obiettivo è chiaro: discutere delle strategie migliori per rilanciare il Paese, puntando su meno tasse, meno vincoli burocratici e più libertà economica. Un format che, negli anni, ha visto la partecipazione di figure di spicco del panorama politico e imprenditoriale, dando voce a un’Italia concreta, produttiva e propositiva.

L’intervento di Giorgia Meloni, in questo contesto, ha quindi assunto un valore ancora più forte, portando all’attenzione dell’opinione pubblica un tema cruciale per il futuro del Paese: senza una giustizia indipendente dalla politica, non può esistere vera libertà democratica.

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