Meloni: “Trump primo alleato, Italia ponte tra Usa ed Europa”
28 Mar 2025 - Italia
In un’intervista al Financial Times, la premier ribadisce la centralità dell’alleanza con Washington, bacchetta Bruxelles sui dazi e propone una soluzione pragmatica per l’Ucraina. “Difendiamo i nostri interessi, con calma e visione”.

Meloni al Financial Times: “Trump primo alleato, no alla guerra dei dazi. L’Italia non sceglierà tra Usa ed Europa”
Con la sua prima intervista a un giornale straniero da quando è a Palazzo Chigi, Giorgia Meloni ha scelto il palcoscenico prestigioso del Financial Times per mandare un messaggio chiaro e coraggioso: l’Italia non sarà il vaso di coccio tra le ambizioni francesi, l’ideologia UE e le dinamiche statunitensi. Il governo italiano, guidato da una leader che ha saputo tenere insieme pragmatismo e coerenza, si propone come costruttore di ponti nel mondo multipolare di oggi.
Trump non è il problema: è il primo alleato
Alla stampa britannica, Meloni ha ribadito una verità che molti fingono di ignorare: “Il presidente americano non rappresenta un avversario, bensì il primo alleato”. In un’epoca in cui l’establishment progressista europeo sembra ancora paralizzato dal trauma del 2016, la leader italiana riconosce in Trump un interlocutore naturale, non solo per affinità politica, ma soprattutto per visione strategica: “Sono conservatrice, Trump è un leader repubblicano. Di sicuro sono più vicina a lui che a molti altri”.
È una dichiarazione che va letta in controluce rispetto all’infantilismo politico di chi in Europa paventa la “minaccia Trump”, ignorando che gli interessi nazionali – e non l’ideologia woke – dovrebbero guidare ogni scelta sovrana.
“Italia ponte tra Usa ed Europa, ma senza vassallaggi”
Meloni respinge l’idea di dover scegliere tra Washington e Bruxelles: “Sarebbe una scelta infantile e superficiale”. La postura è chiara: rafforzare l’alleanza con gli Stati Uniti senza rinunciare al ruolo attivo in Europa. Ma attenzione: si tratta di una Europa reale, fatta di popoli e non di élite scollegate.
Per questo, non sorprende l’apertura verso le critiche lanciate dal vicepresidente americano J.D. Vance all’indirizzo della UE. “Devo dire che sono d’accordo – ha spiegato Meloni – lo dico da anni: l’Europa si è un po’ persa”. E aggiunge, con lucidità: “Le critiche dell’Amministrazione Trump sono alla classe dirigente, non ai popoli”.
Dazi Usa, fermezza e sangue freddo
Il presidente Trump ha annunciato dazi del 25% su alcuni beni europei. Invece di cedere alla tentazione della rappresaglia, come sembra voler fare la Commissione Europea, Meloni propone una via realista e diplomatica: “Mantenere la calma. Pensiamoci”.
Una lezione di stile e di sostanza. “A volte ho l’impressione che rispondiamo semplicemente d’istinto”, osserva la premier, indicando la necessità di distinguere tra i singoli beni colpiti dai dazi e cercare soluzioni pragmatiche. È un approccio che valorizza l’interesse nazionale italiano, evitando l’errore di seguire ciecamente una politica commerciale centralizzata e ideologica.
Ucraina: difesa sì, avventurismo no
Nel pieno del dibattito europeo sulla guerra in Ucraina, Meloni si smarca dalla linea bellicista promossa da Macron e Starmer, che vorrebbero inviare truppe di peacekeeping europee. “Dobbiamo stare attenti”, avverte, ricordando che una presenza militare europea potrebbe essere percepita come una provocazione. La soluzione? Rafforzare la sicurezza dell’Ucraina attraverso l’estensione della clausola difensiva della NATO (articolo 5), senza alimentare ulteriormente l’escalation.
Una posizione equilibrata, che riconosce le minacce ma rifiuta la deriva interventista. “La posta in gioco è troppo alta”, dice Meloni. E ha ragione.
Sicurezza a 360 gradi: anche il Sud conta
Infine, Meloni rilancia una visione della sicurezza europea che guarda anche al fianco Sud. “Le minacce possono arrivare da 360 gradi”, ricorda, sottolineando come i rischi provenienti dall’Africa e dal Mediterraneo non debbano essere ignorati. È un messaggio chiaro a chi continua a trattare l’Italia come la frontiera passiva dell’Unione Europea, senza garantire adeguato supporto né sulla sicurezza né sull’immigrazione.
La premier richiama a una concezione ampia di sicurezza, che includa cybersicurezza, migrazioni illegali, minacce ibride e instabilità regionale. Una visione lucida e finalmente libera dalle gabbie ideologiche dell’eurocrazia.