Oro record oltre i 3.100$: effetto Trump sui mercati
1 Apr 2025 - Finanza
Gli investitori fuggono verso i lingotti, timori per le nuove tariffe USA. L'incertezza spinge l'oro ai massimi storici: +19% da inizio anno.

L’oro tocca i massimi storici tra le tensioni commerciali globali
L’incertezza economica provocata dalla nuova escalation nella guerra dei dazi dell’ex-presidente Donald Trump sta spingendo gli investitori verso l’oro, considerato il bene rifugio per eccellenza, con un’intensità mai vista dai tempi della pandemia.
Questa mattina il metallo prezioso ha raggiunto la quotazione record di 3.148,88 dollari l’oncia, segnando una crescita del 19% dall’inizio dell’anno e registrando la performance trimestrale più elevata dal 1986. Come osservato dal Financial Times, il mercato sta assistendo a uno spostamento significativo di capitali, con molti investitori che abbandonano strumenti tradizionali come i Treasury statunitensi e il contante per ripararsi dalla volatilità generata dalle politiche tariffarie americane.
Timori per la crescita globale e corsa agli asset sicuri
Molti analisti ed economisti temono che l’annuncio delle nuove tariffe statunitensi, previsto da Trump per domani (giorno da lui denominato provocatoriamente “giorno della liberazione”), possa infliggere un duro colpo alla crescita globale, già fragile dopo anni di instabilità economica internazionale. Come rileva Krishan Gopaul del World Gold Council, “la principale causa di questo boom del mercato dell’oro è la crescente percezione di rischio e incertezza globale”.
Nel primo trimestre dell’anno gli investitori hanno infatti destinato oltre 19 miliardi di dollari ai fondi ETF basati sull’oro, un record assoluto. Un recente sondaggio della Bank of America mostra inoltre che la liquidità nei portafogli dei gestori è aumentata sensibilmente, segnale evidente di una maggiore cautela sui mercati internazionali.
Lingotti fisici in afflusso verso New York, Wall Street cauta
La tensione sulle relazioni commerciali ha alimentato anche un flusso senza precedenti di lingotti fisici verso le casse del Comex di New York, portando le riserve aurifere della città a livelli record, nonostante negli ultimi giorni si sia assistito a un leggero rallentamento di questo trend.
Parallelamente, a Wall Street gli investitori stanno privilegiando settori difensivi come quello sanitario, con titoli quali UnitedHealth e HCA Healthcare che hanno guadagnato più del 10% nell’ultimo mese. Al contrario, l’indice S&P 500 ha subito un calo vicino al 6%, indicando chiaramente la preferenza dei mercati per strategie conservative in attesa di ulteriori sviluppi.
Le previsioni degli analisti: cosa aspettarsi per il futuro
Diversi analisti prevedono ulteriori rialzi. Bank of America e Macquarie Group indicano che il prezzo potrebbe addirittura toccare i 3.500 dollari l’oncia entro fine anno, mentre Goldman Sachs ipotizza quota 3.300 dollari. Tuttavia, secondo Jon Mills di Morningstar, questa corsa all’oro potrebbe rivelarsi temporanea, con un possibile rientro verso valori più sostenibili intorno ai 1.820 dollari, influenzato dall’aumento dell’offerta e dalla possibile riduzione della domanda da parte delle banche centrali.
In conclusione, l’attuale corsa all’oro è la fotografia di un mercato in piena tensione, sospeso tra il timore di una recessione globale e l’attesa di una stabilizzazione nelle politiche economiche internazionali. Una situazione che richiederà grande attenzione nei prossimi mesi.