Sfere d’influenza, il mondo si ridisegna
25 Mar 2025 - Approfondimenti Politici
Colloqui USA-Russia a Riad sul futuro dell’Ucraina, soft power americano in Groenlandia e nuova penetrazione israeliana nel sud della Siria: torna la logica delle zone di controllo tra le potenze.

Le sfere di influenza: una logica antica tornata al centro del confronto globale
In un mondo sempre più segnato dal multipolarismo e dalla competizione strategica, il concetto di sfera di influenza è tornato a dominare la scena internazionale. Si tratta di aree in cui una potenza esercita una forma di controllo, diretto o indiretto, sulle scelte politiche, militari o economiche di altri Stati. Una dinamica che sembrava superata dall’internazionalismo liberale post-Guerra Fredda, ma che oggi si riafferma con forza nei principali teatri geopolitici.
I colloqui di Riad: Stati Uniti e Russia tornano a parlarsi
Dal 23 marzo 2025, la città di Riad ospita colloqui diretti tra Stati Uniti e Russia, organizzati con la mediazione dell’Arabia Saudita. Il primo giorno di consultazioni è stato riservato al confronto tra la delegazione americana e quella ucraina. Il 24 marzo, è iniziata la sessione cruciale con la partecipazione dei rappresentanti del Cremlino.
Non è presente alcun leader di vertice: la delegazione statunitense non è guidata dal Vicepresidente JD Vance, il quale è rimasto negli Stati Uniti. Tuttavia, la presenza di funzionari di massimo livello dell’amministrazione Trump indica chiaramente la volontà di esplorare un possibile accordo per porre fine al conflitto in Ucraina.
Secondo fonti diplomatiche, la discussione si concentra su un equilibrio basato sul riconoscimento delle rispettive sfere di influenza: Mosca chiede la neutralità dell’Ucraina e il consolidamento del controllo sulle regioni annesse, mentre Washington valuta un compromesso che garantisca la sicurezza europea senza ulteriori allargamenti NATO a est. Una comunicazione congiunta è attesa in mattinata, e potrebbe segnare l’inizio di una nuova fase nei rapporti tra le due potenze.
Groenlandia: diplomazia simbolica tra le rotte artiche
Mentre a Riad si discute di confini e neutralità, un altro tassello strategico si muove nel silenzio: la visita ufficiale di Lisa Vance, moglie del Vicepresidente degli Stati Uniti, è attesa nei prossimi giorni in Groenlandia. Sebbene si tratti di un viaggio non politico, il gesto ha un chiaro valore simbolico.
La Groenlandia — territorio autonomo del Regno di Danimarca — è oggi al centro di una crescente competizione geopolitica nell’Artico. Ricca di risorse minerarie e strategica per le rotte navali emergenti, è considerata una pedina chiave nello scacchiere globale. La presenza della moglie di JD Vance rappresenta una forma di soft power, utile a rafforzare l’asse con Copenhagen e a contrastare l’espansione di Russia e Cina nella regione, senza ricorrere a strumenti militari.
Israele e la Siria: una zona d’influenza silenziosa ma efficace
Nel contesto mediorientale, Israele sta consolidando la propria influenza nel sud della Siria, approfittando del vuoto istituzionale lasciato dalla caduta del regime di Bashar al-Assad. Mentre la Siria si frammenta tra attori locali, milizie e potenze regionali, Tel Aviv opera con estrema cautela per evitare una nuova minaccia alle sue frontiere settentrionali.
Senza mai formalizzare un’occupazione, Israele ha rafforzato i legami con gruppi locali filo-occidentali, ostili all’Iran e a Hezbollah, contribuendo di fatto alla creazione di una zona cuscinetto. L’obiettivo strategico è chiaro: impedire che la Repubblica Islamica possa stabilire un corridoio terrestre continuo fino al Libano. Questa strategia, pur non dichiarata, rientra pienamente nella logica di una sfera d’influenza regionale consolidata nel tempo attraverso deterrenza e controllo indiretto.
Il nuovo disordine mondiale e il ritorno delle logiche di potenza
Dall’Europa orientale all’Artico, fino al Levante, gli Stati non si affidano più a principi universali, ma a interessi concreti. I trattati multilaterali cedono il passo alle trattative bilaterali, mentre le zone d’influenza diventano la moneta di scambio nei negoziati di pace o di potere. Il mondo del 2025 assomiglia sempre più a quello dell’Ottocento tardo-imperiale o degli anni Trenta del Novecento: non ci sono più blocchi rigidi, ma sfere mobili e in conflitto tra loro.
Nel nuovo paradigma multipolare, la capacità di controllare il proprio spazio d’influenza — e di impedirne l’invasione altrui — è tornata ad essere la vera misura della sovranità. E a Riad, a Nuuk o nel sud della Siria, si stanno tracciando proprio in queste ore i confini di questo mondo nuovo e antico insieme.