Trump sfida la Disney: basta fiabe woke
30 Mar 2025 - USA
Il remake di Biancaneve floppa al botteghino, la FCC indaga sulla propaganda DEI: l’amministrazione Trump dichiara guerra all’ideologia che stravolge le tradizioni culturali.

Trump contro la follia woke: finalmente qualcuno ha il coraggio di dire basta
L’ideologia woke, con il suo incessante martellamento su inclusività e rappresentanza forzata, sta devastando l’industria culturale occidentale. A pagarne il prezzo non è solo l’integrità delle opere originali, ma anche la credibilità di colossi come Disney, ormai ridotti a megafoni di una propaganda identitaria che il grande pubblico ha iniziato – finalmente – a rigettare.
Il flop annunciato di “Biancaneve”
È bastato dare un’occhiata al nuovo live-action di Biancaneve, uscito a marzo, per comprendere quanto lontano si sia spinta questa deriva ideologica. In questa rilettura completamente scollegata dalla fiaba tradizionale, Biancaneve è interpretata da un’attrice non caucasica, mentre la “cattiva” risulta – ironicamente – una donna bianca. Una forzatura che non ha nulla a che vedere con l’arte, ma tutto con la retorica woke.
Il risultato? Un disastro ai botteghini. Il pubblico, stanco di essere trattato come una massa di scolari da indottrinare, ha bocciato sonoramente l’ennesima predica travestita da fiaba.
La Sirenetta che tradisce Andersen
Stesso copione per La Sirenetta, dove l’iconica figura nordica raccontata da Hans Christian Andersen viene reinterpretata da un’attrice afroamericana. Nulla contro il talento della protagonista, ma la scelta appare deliberatamente provocatoria: snaturare l’identità europea della fiaba per soddisfare criteri imposti dall’alto. Anche qui, le critiche sono piovute da ogni parte del mondo, in particolare dai Paesi nordici, dove la leggenda della sirena è parte integrante dell’identità culturale.
L’America di Trump reagisce
Contro questa ondata di follia ideologica, l’amministrazione Trump ha finalmente deciso di agire. La Commissione Federale per le Comunicazioni (FCC), guidata da Brendan Carr – nominato direttamente da Trump – ha annunciato un’indagine formale sulle pratiche di diversità e inclusione della Disney. L’obiettivo è chiaro: verificare se tali programmi stiano violando le normative federali, promuovendo di fatto una discriminazione rovesciata.
Ma l’offensiva non si ferma qui. La FCC ha esteso i controlli ad altri giganti mediatici come NPR, PBS, Verizon e NBCUniversal, avviando un’opera di bonifica culturale contro una narrazione imposta dall’establishment progressista.
La campagna supera i confini americani
A dimostrazione della serietà dell’iniziativa, l’amministrazione Trump ha esteso l’applicazione del suo ordine esecutivo anti-DEI anche all’estero. Aziende francesi che intrattengono rapporti con il governo americano hanno ricevuto notifiche dall’ambasciata USA: o si adeguano all’abolizione dei programmi DEI, o perderanno i contratti federali.
Difendere la cultura, non riscriverla
Trump sta portando avanti una battaglia che molti pensavano persa. In un’epoca in cui ogni personaggio, ogni fiaba, ogni storia viene riscritta per aderire ai dogmi ideologici del momento, è essenziale ribadire un principio fondamentale: l’arte non può essere piegata all’attivismo. Le tradizioni culturali non sono un errore da correggere, ma un’eredità da custodire.
Con la sua azione decisa contro i colossi dell’industria woke, Donald Trump si conferma ancora una volta come il difensore del buon senso, della libertà culturale e dell’identità occidentale. E a giudicare dal fallimento dei film Disney, sembra che l’America – e non solo – sia pronta a seguirlo.